11 cose da fare nel primo colloquio di terapia breve

obiettivi prima seduta terapia breve

Ecco 11 obiettivi da raggiungere in una prima seduta di terapia breve. [immagine Freepik]

Cosa bisogna fare nel primo colloquio di terapia breve?

Molti anni prima di scrivere Psicoterapie brevi, Michael Hoyt fu chiamato da Simon Budman per scrivere assieme un libro. Budman è poco conosciuto in Italia, ma nel mondo è noto per il suo apporto alla psicoterapia breve: nell’88 aveva scritto Theory and Practice of Brief Therapies insieme a un altro “mostro sacro”, Alan Gurman (noto anche da noi grazie al suo monumentale Manuale di terapia della famiglia).

Una volta, durante uno scambio con l’ipnoterapeuta Michael Yapko, questi mi disse che considerava il libro di Budman e Gurman un evergreen – e, avendolo letto, posso condividere che al suo interno ci sono molti spunti interessanti e ancora validi, sebbene siano passati quasi trent’anni dalla sua pubblicazione.

Fu quindi una piacevole sorpresa per Hoyt essere invitato da Budman a scrivere un libro insieme.

Il libro che Budman e Hoyt scrissero, assieme a Steve Friedman, fu The First Session in Brief Therapy, del 1992. All’epoca ebbe molto successo e fu il primo libro “importante” di Hoyt.

Mentre passavamo del tempo insieme a San Francisco, Hoyt mi raccontò che durante una presentazione di quel libro diversi psicologi gli chiesero di firmare una copia. Lui, imbarazzato, scrisse: “Grazie per aver comprato questo libro”. Budman, accortosi di ciò, gli si avvicinò all’orecchio dicendo: “You can’t write that!”, “Non puoi scrivere questo”: dopotutto si supponeva che il libro fosse abbastanza valido da non necessitare ringraziamenti per essere stato comprato!

A distanza di quasi 25 anni, The First Session in Brief Therapy è considerato ancora un ottimo libro, anche se purtroppo anche questo non è stato tradotto da nessun editore. Per fortuna in alcuni passi di Psicoterapie brevi Hoyt fa riferimento ad esso.

In particolare, nel secondo capitolo (“La struttura temporale della terapia”), riporta 11 obiettivi che lui, Budman e Friedman avevano individuato come basilari nel primo incontro di terapia breve:

  1. Stabilire una solida relazione
  2. Definire l’obiettivo dell’incontro
  3. Far comprendere al paziente l’opportunità che ha di parlare dei propri pensieri, sentimenti e comportamenti
  4. Valutare i problemi, i punti di forza, le motivazioni, le aspettative e gli obiettivi del paziente
  5. Valutare possibili problemi psichiatrici, tra cui fattori medici/biologici, rischio di suicidio/omicidio, e abuso di sostanze
  6. Definire insieme il focus del trattamento (la differenza con il punto 2 è che questo si concentra sull’obiettivo della terapia, mentre l’altro sull’obiettivo del singolo incontro: non dimentichiamo che Hoyt è uno dei padri della Terapia a Seduta Singola)
  7. Effettuare i primi interventi terapeutici in seduta e verificarne gli effetti
  8. Suggerire dei compiti da fare una volta finita la seduta
  9. Definire i parametri della terapia, come: chi dovrà venire alle sedute, una possibile durata (ricordiamo che al Brief Therapy Center di Palo Alto venivano fatti solo 10 incontri), ecc.
  10. Prendere un secondo appuntamento, se necessario (l’idea che ulteriori appuntamenti siano facoltativi non è strana se si considera, di nuovo, la possibilità di terapie a seduta singola)
  11. Occuparsi di onorario, documenti per la privacy ecc.

 

L’intero secondo capitolo di Psicoterapie brevi è dedicato alle diverse fasi della terapia, e molto spazio è dato proprio al primo incontro e a questi punti, dovendo essere le terapie brevi, per definizione, efficaci fin dall’inizio.

Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Direttore della collana Brief Therapies

 

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