21 suggerimenti: #21 Be smart!

psicoterapie brevi libroL’ultimo breve consiglio che Hoyt riporta in Psicoterapie brevi nel capitolo dedicato ai 21 suggerimenti, può essere riassunto nel fatto di essere sempre “smart”, svegli, e guidati da un minimo di buon senso.

Per descrivere al meglio questo punto, Hoyt riporta un aneddoto tanto sottile quanto acuto:

“Come disse Jay Haley quando gli chiesero come sapesse di dover utilizzare una determinata tecnica in un determinato momento: ‘Non la useresti su qualcuno con cui non funzionerebbe.’”

 

Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Direttore della collana Brief Therapies

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21 suggerimenti: #20 Come evitare il burnout

psicoterapie brevi libroSebbene la terapia breve aiuti a ridurre questo problema, il burnout è una realtà onnipresente nella nostra professione.

Ricordarsi che c’è anche altro al di fuori del nostro studio è fondamentale, e vale per qualunque tipo di terapia.

In particolare, in Psicoterapie brevi con molta semplicità Hoyt consiglia:

“Segui le tue passioni, lasciati coinvolgere dalle emozioni, e sii curioso.”

 

Flavio Cannistrà
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21 suggerimenti: #19 Quando sei bloccato chiedi aiuto al paziente

psicoterapie brevi libroA volte, di fronte alla mancanza di progressi, alcuni terapeuti possono fare l’errore di dare la colpa al paziente: “è resistente”, “non collabora”, “non ha abbastanza motivazione”, “è troppo grave”…

Tutti ci blocchiamo, ricorda Hoyt in Psicoterapie brevi, in cui invita il terapeuta prima di tutto a consultare il paziente.

È incredibile quanto a volte sia risolutore chiedere: “Secondo te cosa occorrerebbe, ora, per fare un progresso?”. E naturalmente, ricordiamoci dei nostri colleghi: spesso uno scambio con loro può essere illuminante.

 

Flavio Cannistrà
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21 suggerimenti: #18 Fai attenzione a ciò a cui fai attenzione

psicoterapie brevi libro“Il modo in cui diamo senso ai nostri mondi – le storie che raccontiamo a noi stessi e agli altri – determinano largamente ciò che esperiamo, le nostre azioni e le nostre sorti”.

Lungo tutte le pagine di Psicoterapie brevi Hoyt ripeterà più volte un concetto chiave: come guardiamo influenza ciò che vediamo, e ciò che vediamo influenza ciò che facciamo.

 

Flavio Cannistrà
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21 suggerimenti: #16 Problemi di coppia

psicoterapie brevi libroIn Psicoterapie brevi, Hoyt riprende ed estende un’idea di Gustafson, evidenziando come spesso i problemi di coppia sono riconducibili a 4 dinamiche con quattro temi fondamentali:

  1. dentro/fuori (tema dell’impegno)
  2. sopra/sotto (tema del potere, o del controllo)
  3. vicino/lontano (tema dell’intimità)
  4. caldo/freddo (tema della passione)

Sebbene dedichi solo alcune righe all’argomento, a mio parere si tratta di un’intuizione davvero interessante, e chi vuole può approfondirla anche grazie ai riferimenti bibliografici che l’autore riporta.

 

Flavio Cannistrà
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21 suggerimenti: #15 3 motivazioni per la mancanza di progressi

psicoterapie brevi libroSebbene, come detto la settimana scorsa, ci siano situazioni immutabili, Hoyt invita a chiedersi perché certi problemi con cui stiamo lavorando sembrano essere difficili da cambiare.

I motivi naturalmente possono essere tanti, ma in Psicoterapie brevi Hoyt suggerisce di prestare particolare attenzione a 3 situazioni ridondanti:

  • L’obiettivo è sbagliato: bisogna rifocalizzare la terapia
  • Misalliance: l’alleanza terapeutica non è abbastanza forte e il problema non viene superato perché il cliente non è ancora pronto e/o il terapeuta sta spingendo troppo
  • Errore diagnostico: non è infrequente che i problemi per cui viene un paziente possano essere sintomo di altro (ad esempio l’abuso di sostanze per la depressione, o un’ansia acuta per difficoltà relazionali)

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21 suggerimenti: #13 Attento a ciò che è “normale”

psicoterapie brevi libroNaturalmente Hoyt invita i terapeuti a riflettere sulla necessità di evitare etichette e approcci normativi, e più in generale di fare attenzione a considerare un comportamento “normale” o “anormale”.

Oltre alle varie implicazioni note a tutti gli studiosi di psicologia, il rischio di imporre una strada perché considerata “normale” porta anche a un allungamento dei tempi e a una faticosa lotta con il cliente, che nel migliore dei casi deve imparare qualcosa che gli è totalmente estraneo – e nel peggiore va contro le sue attitudini.

Un’interessante considerazione che fa Hoyt in Psicoterapie brevi, sempre più vera in un mondo multiculturale, è che definizioni come “sviluppo normale” o “struttura familiare normale” partono da studi condotti per lo più su popolazioni occidentali, spesso Europee o Statunitensi.

 

Flavio Cannistrà
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21 suggerimenti: #12 Cura una persona, non una diagnosi

psicoterapie brevi libroIl titolo si spiega da sé.

Per illustrarvelo, però, mi permetto un’eccezione. Anziché dirvi come Michael Hoyt spiega questo passaggio vi riporto una cosa che mi raccontò una volta un altro Michael: l’ipnoterapeuta Michael Yapko.

“Ricordo con piacere Jay Haley, che mi sfidò nel modo più utile e divertente a mettere in discussione i miei assunti di base sui clienti e sul modo di fare psicoterapia. Io ero stato formato in una prospettiva psicodinamica ed ero tanto incerto quanto affascinato dai metodi dell’approccio strategico di Haley. Mi ricordo uno dei nostri primi incontri, quando ero ancora un giovane psicologo, relativamente inesperto ed estremamente desideroso di compiacere quest’uomo che ammiravo e rispettavo enormemente. Nel presentargli un caso per la supervisione speravo di impressionarlo usando alcuni dei miei migliori paroloni tecnici, descrivendogli una donna con ‘umore disforico, impulsi ego-distonici, e un disordine pervasivo di personalità instabile caratterizzata da tendenze miste e inadeguate difese dell’Io’. Chiesi ingenuamente a Jay cosa avrebbe fatto in terapia con una donna del genere. Ragazzi, avevo proprio sbagliato strada col mio maldestro tentativo di etichettate e psicopatologizzare! Jay mi fece letteralmente diventare rosso rimanendo in silenzio per un bel po’ di tempo per poi infine rispondere: ‘Io non le permetterei di avere questi problemi’. Mi ci è voluto un bel po’ di tempo per cogliere completamente le profonde implicazioni di ciò che Jay stava cercando di insegnarmi con quella semplice ma stimolante osservazione. Alla fine, dopo molte altre lezioni con lui, capii i suoi punti fissi: le persone sono molto più che etichette e bisogna sempre definire i problemi in termini risolvibili piuttosto che irrisolvibili.”

Da notare che tra i lavori citati in Psicoterapie brevi Hoyt riporta anche quelli di Yapko. I due, peraltro, sono amici di vecchia data.

 

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21 suggerimenti: #11 Calza i compiti sulla persona

psicoterapie brevi libroI terapeuti del Brief Therapy Center di Palo Alto (come Paul Watzlawick, John Weakland e Richard Fisch) usavano dare dei compiti (o prescrizioni) ai propri clienti come strategia integrativa.

Uno dei problemi principali, dicevano, era far sì che il paziente accettasse di fare il compito, che a volte poteva sembrare strano, banale, illogico, paradossale.

Seguendo i loro studi e quelli di autori contemporanei e successivi (come Milton Erickson e Steve de Shazer), Hoyt in Psicoterapie brevi sottolinea l’importanza di calzare i compiti sulla persona:

“Se stai pensando di dare un compito, assicurati che ciò che andrai a proporgli sia realistico e che il cliente sia disposto a farlo.”

Alcuni terapeuti sono eccessivamente direttivi con pazienti ritenuti “resistenti”, i quali invece collaborerebbero di più nel momento in cui ciò che gli si chiede di fare viene calzato in modo sartoriale su di loro.

 

Flavio Cannistrà
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21 suggerimenti: #10 Sottolinea i punti di forza, non le debolezze

psicoterapie brevi libroOggi si parla tanto di “psicologia positiva”, al punto che agli occhi di molti è diventata più una moda popolare – e per alcuni versi lo è.

Non tutti però sanno che Martin Seligman, il suo principale propositore, è stato Presidente dell’American Psychological Association, e molte delle sue ricerche hanno ricevuto ampi consensi.

In Psicoterapie brevi, Hoyt parte da tutta una serie di studi documentati che sottolineano l’importanza di sottolineare i punti di forza del paziente e di renderli espliciti anche ai suoi occhi per cominciare a costruire da essi. È in casi simili che si parla di approccio resource-based o resource-oriented.

Personalmente nel momento in cui cominciai a studiare questo aspetto e a inserirlo con maggior attenzione nella mia pratica, ho avuto un imbarazzante aumento dell’efficacia e dell’efficienza della terapia.

“Imbarazzante” perché era talmente evidente (e io già praticavo terapia breve), e tale pratica a quel punto mi era sembrata talmente scontata, che non ho potuto fare a meno di chiedermi: “Come ho fatto a non pensarci prima?

 

Flavio Cannistrà
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