21 suggerimenti: #13 Attento a ciò che è “normale”

psicoterapie brevi libroNaturalmente Hoyt invita i terapeuti a riflettere sulla necessità di evitare etichette e approcci normativi, e più in generale di fare attenzione a considerare un comportamento “normale” o “anormale”.

Oltre alle varie implicazioni note a tutti gli studiosi di psicologia, il rischio di imporre una strada perché considerata “normale” porta anche a un allungamento dei tempi e a una faticosa lotta con il cliente, che nel migliore dei casi deve imparare qualcosa che gli è totalmente estraneo – e nel peggiore va contro le sue attitudini.

Un’interessante considerazione che fa Hoyt in Psicoterapie brevi, sempre più vera in un mondo multiculturale, è che definizioni come “sviluppo normale” o “struttura familiare normale” partono da studi condotti per lo più su popolazioni occidentali, spesso Europee o Statunitensi.

 

Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Direttore della collana Brief Therapies

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21 suggerimenti: #12 Cura una persona, non una diagnosi

psicoterapie brevi libroIl titolo si spiega da sé.

Per illustrarvelo, però, mi permetto un’eccezione. Anziché dirvi come Michael Hoyt spiega questo passaggio vi riporto una cosa che mi raccontò una volta un altro Michael: l’ipnoterapeuta Michael Yapko.

“Ricordo con piacere Jay Haley, che mi sfidò nel modo più utile e divertente a mettere in discussione i miei assunti di base sui clienti e sul modo di fare psicoterapia. Io ero stato formato in una prospettiva psicodinamica ed ero tanto incerto quanto affascinato dai metodi dell’approccio strategico di Haley. Mi ricordo uno dei nostri primi incontri, quando ero ancora un giovane psicologo, relativamente inesperto ed estremamente desideroso di compiacere quest’uomo che ammiravo e rispettavo enormemente. Nel presentargli un caso per la supervisione speravo di impressionarlo usando alcuni dei miei migliori paroloni tecnici, descrivendogli una donna con ‘umore disforico, impulsi ego-distonici, e un disordine pervasivo di personalità instabile caratterizzata da tendenze miste e inadeguate difese dell’Io’. Chiesi ingenuamente a Jay cosa avrebbe fatto in terapia con una donna del genere. Ragazzi, avevo proprio sbagliato strada col mio maldestro tentativo di etichettate e psicopatologizzare! Jay mi fece letteralmente diventare rosso rimanendo in silenzio per un bel po’ di tempo per poi infine rispondere: ‘Io non le permetterei di avere questi problemi’. Mi ci è voluto un bel po’ di tempo per cogliere completamente le profonde implicazioni di ciò che Jay stava cercando di insegnarmi con quella semplice ma stimolante osservazione. Alla fine, dopo molte altre lezioni con lui, capii i suoi punti fissi: le persone sono molto più che etichette e bisogna sempre definire i problemi in termini risolvibili piuttosto che irrisolvibili.”

Da notare che tra i lavori citati in Psicoterapie brevi Hoyt riporta anche quelli di Yapko. I due, peraltro, sono amici di vecchia data.

 

Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Direttore della collana Brief Therapies

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